Seguendo la faglia

Domenica 23 Luglio si è svolta a Pievetorina, in provincia di Macerata, si è svolta una manifestazione di solidarietà con le persone colpite dal terremoto del 30 ottobre.

L’occasione ci ha consentito di estendere il nostro sguardo al di là del perimetro ristretto di ciò che ci circonda. Quando la visuale spazia non si perdono i dettagli ma anzi molto spesso si focalizzano.

In questi undici mesi il nostro sguardo è stato troppe volte ripiegato su noi stessi: Villanova e le altre frazioni di Accumoli, Amatrice e Arquata. Stop.

Come se fossimo gli unici ad essere stati colpiti da questo immenso dolore e fosse tutto dovuto.

Basta percorrere qualche chilometro risalendo verso nord la maledetta faglia attivatasi il 24 agosto scorso per cominciare a comprendere la vastità e la complessità della sfida che abbiamo di fronte e verso la quale micro-localismi appaiono veramente anacronistici.

Siamo partiti da Leonessa, comune compreso nel cratere ma dove per fortuna i segni del passaggio della scossa sono meno evidenti, percorrendo itinerari alternativi per raggiungere la nostra destinazione.

La prima vera presa di contatto con gli effetti del sisma del 30 ottobre l’abbiamo avuta a Montecavallo.

Sono scene che conosciamo ma non per questo meno strazianti: case in pietra che sembrano implose e che lasciano intravedere ciò che vi era custodito.

Macerie su macerie, transenne a deviare il traffico; una istantanea ormai ingiallita dei giorni appena successivi a quella domenica mattina.

E poi Pievetorina, con il suo enorme numero di abitazioni da demolire o già crollate (le stime parlano del 93% degli immobili).

Seguendo sempre la faglia, ma ridiscendendo per altri itinerari verso sud, si incontra Visso; o meglio, ciò che ne rimane. Bisogna vedere di persona la situazione perché nessuna trasmissione televisiva potrà mai restituire la misura di una devastazione tanto gigantesca.

E poi, percorrendo l’itinerario aperto a fatica dai soccorsi attraverso le montagne, Castelluccio di Norcia.

E’ la prima volta che vi facciamo ritorno dopo il terremoto.

Sarà forse per la familiarità del luogo, ma il colpo è durissimo da sopportare e lo strazio è forte.

Semplicemente, Castelluccio è stato spazzato via e quelle poche abitazioni rimaste in piedi, giocoforza, dovranno essere demolite.

L’amore per quei luoghi però continua: nella piana sono tornati i cavalli ed anche un buon numero di turisti, sfidando le insidie della strada, hanno scelto di passare una domenica ai piedi del Monte Vettore.

Ripartiamo, sfiorando Accumoli per scendere verso Norcia, dove ancora una volta siamo colpiti dalla enorme devastazione.

Non tragga in inganno il fatto che fortunatamente non vi sono state vittime il 30 ottobre; anche Norcia, con il suo prezioso carico di storia millenaria, è stata gravemente colpita ed i segni sono evidentissimi, a cominciare dalla cinta muraria, sbriciolata in più punti.

In una giornata abbiamo attraversato tre regioni d’Italia; la quarta, l’Abruzzo, ha subìto lo stesso trattamento delle altre tre.

Ed è proprio questo quadro d’insieme a rendere improvvisamente limpido come il sisma del Centro Italia non possa continuare ad essere trattato come una vicenda tutto sommato di portata “locale”.

Si tratta di una questione nazionale, che come tale richiede uno sforzo di portata generale.

La POLITICA ha fatto promesse altisonanti e noi che abbiamo la speranza di veder rinascere quei luoghi non possiamo non apprezzare quell’impegno, che non era né scontato né tanto meno dovuto.

La POLITICA continua a ripetere da mesi che il problema non sono i fondi, che ci sono e ci saranno in maniera sufficiente per affrontare la sfida della ricostruzione.

La POLITICA, allora, deve compiere un passo in avanti ed il Governo che uscirà dalle prossime elezioni, se vorrà mantenere quell’impegno, dovrà far fare un salto di qualità ad una macchina amministrativa che sino ad ora non ha dato buona prova di sé, con tutte le attenuanti del caso.

La prossima legislatura dovrà vedere la nascita del Ministero per la prevenzione sismica e la ricostruzione: non un’ulteriore complicazione burocratica ma semmai la traduzione operativa di una scelta che deve essere percorsa sino in fondo, se si vogliono risparmiare nuove vittime e si vuole ridare dignità ad una vasta zona dell’Italia colpita in maniera drammatica dalle ripetute scosse che dall’agosto del 2016 sono state registrate (circa 73 mila).

L’istituzione di un Ministero con portafoglio rappresenterebbe il segnale che la POLITICA ha finalmente scelto la strada della prevenzione, attraverso il lancio di una vastissima campagna di consolidamento del patrimonio edilizio pubblico e privato; e che i compiti e i poteri in ordine alla ricostruzione del Centro-Italia, oggi dispersi in mille rivoli, possano trovare finalmente una sintesi e uno standard che li accomuni, nel quale le responsabilità siano ben individuabili per il cittadino.